Mi aspettano

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Mi sono svegliata all’alba.
Ho messo gli stivali. Quelli brutti ma che tengono caldo caldo. Il piumino lungo con il cappello di lana. Ho preso la valigia, e la borsa con dentro i panettoni. Poi in versione pupazzo di neve viaggiatore sono andata a prendere il treno.
Era ancora buio. Per strada ho incontrato solo Marrakesh, il fruttivendolo che ho soprannominato così, che caricava arance e avocado.
Sono partita prestissimo.
Volevo arrivare prestissimo.
Mamma e Nonna aspettano Natale non perché è Natale. Perché è festa: arrivo io.
Hanno scelto il menù con cura: si mangeranno solo cose che piacciono a me.
Si sono messe d’accordo su come nascondere cibarie (e soldi dentro una busta) nel mio bagaglio, quando ripartirò. Perché se no mi arrabbio. Come se non lo sapessi che lo faranno anche questa volta.
Mi chiederanno come va il lavoro e se devo dargli qualche “notizia” importante.
Mi stanno aspettando con il naso attaccato alla finestra come i bambini che aspettano Babbo Natale.
Mi amano in maniera semplice, e non posso pretendere di più.
Qualcuno di saggio ha scritto che la famiglia è un regalo, e va accettata per quello che è senza possibilità di cambio merce.
Aveva ragione.
Sarà questo il mio buon proposito per il nuovo anno.

Anna Chiatto

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