Voglio una foto del mio primo giorno di scuola

Voglio una foto.
Voglio una foto come tutte quelle che spuntano dai vostri profili Facebook.
Voglio una foto del mio primo giorno di scuola.
Perché la mia mamma non mi ha scattato una foto? Me ne scattava in continuazione: ho la foto del mio primo giorno di vita, ho quella del mio primo giorno con un dentino, e quella del primo giorno sul vasino, il primo giorno che sono salita su una bici senza rotelle, il primo giorno del catechismo. Ho un’infinità di primi giorni. E nessuno si è ricordato di procurarmi un documento ufficiale di quel giorno così importante, una pezzo di carta, un dipinto a mano, o qualsiasi altra cosa che avrebbe potuto ricordare per sempre i miei occhi emozionati e i capelli biondi tagliati a caschetto, le gambine secche che venivano fuori dal grembiule bianco con il fiocco blu, quello della prima elementare, la cartella rosa troppo grande che portavo con fierezza spavalda come la prova che ero diventata grande e facevo cose da grandi.
L’aula aveva le finestre grandissime e quell’odore lì, quello che non si può descrivere a parole: è l’odore del primo giorno di scuola, quello che senti pizzicare dentro le narici, e che senti ogni volta che pensi a quel giorno. I banchi mi sembrano altissimi, mica come quelli da poppanti tutti colorati dell’asilo. Mi mancava mio fratello e mi sentivo in colpa di fare quella cosa da fighi senza di lui che avrebbe dovuto aspettare un altro anno. La maestra era bella, bella assai, mi è stata subito simpatica, e Marcella, la mia compagna di banco, era seduta di fianco al mio posto vuoto e mi guardava come a dire Hey! Prima o poi tocca a tutti: non farla tanto lunga e vieni a sederti.
La mia Mamma e la mia Nonna al mio fianco in modalità angelo custode mi tenevano le mani, me le stringevano più forte delle altre volte, ma sapevamo tutte e tre che mi avrebbero lasciato andare. Sapevamo tutte e tre che stavano facendo uno sforzo enorme a sorridere, e che girato l’angolo, quando non avrei potuto vederle, Nonna avrebbe pianto, e Mamma l’avrebbe rimproverata, nascondendo le sue di lacrime. Sappiamo tutte e tre che vale ancora oggi: mi lasciano la mano ma sono sempre lì, piangono in silenzio augurandomi tutto il meglio.
L’ho immortalata nella mia testa quella foto mancante, la mia diapositiva.
È nell’album della vita dove ho messo i giorni più belli.

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