Lettera alla mia Mamma

Scherzo sempre sul fatto che ho ereditato tutti i tuoi difetti: il tuo metro e poco più che sessanta, i capillari che si ramificano sulle mie gambe come una vite rossa, e poi  sono lunatica, proprio come te.
Ma si sa: somigliamo sempre a chi più critichiamo.
Io ti somiglio: sono caparbia come te; ho la tua stessa tigna e il tuo stesso profilo; il tuo talento nel risolvere i problemi; riuscirei a convincere chiunque, anche se in quello sei imbattibile; e mi hai regalato il tuo coraggio, quello è stato la mia ispirazione più grande.
Ce l’hai fatta tu, senza un uomo, con due figli piccoli e le bollette da pagare, sei sopravvissuta al divorzio, che negli anni ottanta equivaleva a portare il peso di una lettera scarlatta, non hai mollato neanche quando giorno dopo giorno la tua malattia ti portava via la bellezza e ti rendeva invalida alla vita. Tu eri lì, rimanevi, c’eri, non sei mai scappata. Tu eri lì con il tuo sguardo triste e fiero.
Non capivo la tua apprensione, il tuo esserci troppo e troppo spesso, la tua invadenza, la tua ansia. E neanche oggi capisco pienamente, perché per quello dovrò essere mamma anch’ io.
Però crescendo era tutto un po’ più chiaro.
Era chiaro perché a volte dovevo prendermi cura io di te, e non tu di me.
Era chiaro perché avevi paura ogni volta che uscivo e perché hai pianto così tanto quando sono partita per non tornare.
E mamma, è chiaro anche perché insisti  tanto che trovi qualcuno che mi stia accanto. Ti prometto che quando lo troverò ti sforno almeno tre nipotini!
Grazie per quando mi nascondi le cose da mangiare in valigia anche se ti dico che non mi serve niente. Per quando diventi il  mio capro espiatorio. Per quando mi baci sulla fronte e mi porti il caffè a letto, e per le ricette di cucina che mi passi al telefono.
Mi ricorderò di farlo anch’io.
Ti somiglio assai mamma, e meno male.

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Anna Chiatto

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