La sognetá

Rincorriamo tutti la felicità.
Tutti quanti con un retino in mano, passiamo i nostri giorni a cacciare farfalle da mettere nello stomaco.
Siamo così impegnati a cercarla che quando ci capita non ce ne accorgiamo, sappiamo solo capire se non ce l’abbiamo, e allora giù con gli scongiuri finché non arriva, e ricomincia la caccia.
Credevo mi fosse capitato anche a me!
Mó vi racconto:
é successo che mi sono successe un po’ di quelle cose per essere felice. Ma mica contenta e basta, proprio felice! Di quella felicità che ti fa saltare e piangere,  ridere e volare.
Possibile che non me ne sono accorta? Che l’ho così cercata e voluta che quando é arrivata ero impegnata a fare altro e mi sono distratta?
Non ho urlato,  non mi sono strappata i capelli, non ho scritto uno status Facebook,  ho solo detto: Ah! Ok.
Poi ho capito: non centrava niente la felicità. Centravano i sogni. Ché poi con la felicità sono parenti stretti.
Io sono sempre felice (mi assumo la responsabilità di questa frase), sono un’ottimista cronica e mi sveglio sorridente al mattino, senza un motivo per di più.
Poi, il fatto che durante la giornata la vita si impegna a farmi girare gli zebedei é un’altra storia.
Quello che invece non avevo mai provato era quella friccicolante sensazione che avverti quando si sta realizzando un sogno.
E chi lo sapevo che era? Nessuno me lo aveva mai spiegato.
In fatto di sogni sono ferrata (cronica anche in questo.  Fastidioso, lo so), ma quando questi diventano reali é cosa diversa.
Allora ho capito! Ho capito che soffrivo di sognetá: é quando sei felice perché un sogno diventa realtà.
Una specie di purgatorio roseo: sei nel mezzo tra realizzare che sia vero e sentire la gioia che ti scorre nelle vene.
E io voglio rimanere qui.
Voglio che duri ancora un pochino.
E voglio anche che il termine che ho appena coniato sia inserito nel vocabolario italiano.
Chiedo troppo ve’?…
#sognetá

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