Lettera a John Elkann

Caro John,
momentaccio eh? Non deve essere facile far fronte a questi continui attacchi verbali. Pensi che nella classifica degli italiani bersaglio di insulti vince addirittura su Matteo Renzi e Raffaella Fico.
Vede pero’, Lei in un periodo così delicato della storia italiana certi temi li deve trattare con attenzione. Tutti i giovani italiani, ai quali girano tanto le palle ultimamente, vogliono la sua testa. I rappresentanti del 12,5%, tasso di disoccupazione in Italia, vorrebbero linciarla in piazza e sul web è gara di satira.
Però dico, Lei poteva stare più attento a dichiarare: “I giovani italiani non hanno la giusta determinazione a trovare lavoro, spesso non hanno stimoli e ambizioni perché stanno bene a casa”.
Andiamo! C’è scritto su tutti i giornali! Al cinema c’è un film campione d’incassi (che Le consiglio di vedere, si chiama “Smetto quando voglio”) che racconta il dramma di essere giovani e di talento oggi nel nostro Paese.
Io non la voglio insultare, anche se Le confesso che il primo impulso è stato quello, vorrei che Lei capisse perchè le sue parole ci fanno incazzare tanto.
Vede John, sbaglia a parlare di mancanza di determinazione a cercare un impiego, ce ne abbiamo tanta è il secondo che manca.
Le faccio un esempio: ho perso il lavoro a Settembre e da allora ho mandato 127 curricula e bussato a diverse porte ma senza risultato. E come posso dar torto a quelli che potrebbero essere i miei futuri datori di lavoro? Sono in ginocchio e fra un po’ gli tassano pure le mutande.
Allora sa che fa la maggior parte di noi? Si reinventa. Le faccio un altro esempio.
Io ero una wedding planner molto brava, perdoni la presunzione, ma l’agenzia ha chiuso e si è trasferita in Germania. Poi sono passata all’editoria, imparando un lavoro nuovo che ho scoperto piacermi e mi sono impegnata per dare il meglio ma il mio capo non poteva più permettersi collaboratori validi perché non aveva abbastanza soldi per garantirgli una busta paga decente con ferie, malattia e tutto il resto. Ora scrivo, ho un blog molto seguito sa? E un sacco di idee. Vivo grazie al sussidio di disoccupazione, che però finisce a Maggio e piuttosto vado a fare la cameriera in un ristorante cinese pur di non tornare a casa da Mammà.
Perché John… ancora con questo stereotipo del mammone italiano che sta bene a casa?
Il punto è che l’affitto di una casa non ce lo possiamo permettere, non le racconto che casino è richiedere un mutuo. I più fortunati di noi a 30 anni ancora dividono l’appartamento con studenti universitari.
Capito perché ha messo il sale sulla ferita?
E poi in verità caro John, se la critica fosse arrivata dal figlio di un carpentiere l’avremmo presa meglio, ma Lei ha avuto il vantaggio di essere stato partorito da un utero discendente di banchieri.
Un caro saluto,
Anna

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