Occhio per Occhio? Lazio vs Varsavia

Tutto era cominciato lo scorso Settembre.
Un plotone di tifosi dalla Polonia arriva nella Capitale italiana per la gara di andata Lazio – Legia Varsavia e alcuni di loro prendono d’assalto l’Altare della Patria. Qualche tafferuglio, le due squadre di calcio si scambiano stima reciproca attraverso cori da stadio, poi arriva la polizia con alcuni blindati e gli animi si raffreddano.
I turisti polacchi dichiareranno poi che volevano soltanto portare un souvenir in 3D di ritorno a casa.
Qualche giorno fa una flotta di nostri connazionali raggiunge Varsavia per la gara di ritorno ma prima di disputare la partita circa 200 laziali vengono arrestati.  Si dice che alcuni saranno rilasciati e altri processati per direttissima.
Le campane che suonano sulla discordia ovviamente sono di pareri diversi.
A Est dicono che gli italiani hanno attaccato i poliziotti nel centro della capitale polacca e nel corso degli scontri è stato distrutto un mezzo della polizia. Che hanno recato disturbo all’ordine pubblico. Che pure se faceva freddo assai non si dovevano mettere il passamontagna perchè è reato.
Dall’Ovest invece arrivano voci che il direttore sportivo della Lazio aveva tramite l’ambasciata italiana, come da richiesta dei tifosi, chiesto un servizio di scorta per garantire la sicurezza dei laziali, che come d’accordo con la polizia polacca una volta al punto di ritrovo li avrebbero accompagnati ma anzichè recarsi allo stadio sono stati presi e portati nei vari commissariati. Prima però gli è stato chiesto per cortesia se potevano firmare dei documenti in polacco.
Ancora oggi 22 di quei ragazzi sono in carcere con l’accusa di aggressione a pubblico ufficiale. Ci arrivano da entrambi i lati due verità contrastanti sull’accaduto e si intrecciano le voci sul trattamento non civile riservato a i nostri detenuti e sulle smentite del direttore del carcere di Bioleka a Varsavia.
La mette giù dura il ministro degli Interni Barlomiej Sinkiewicz che alla stampa dichiara: “Quei ragazzi  sono banditi.”
Il nostro primo ministro Letta ha incontrato Tusk, quello di Varsavia,  e cominciato le trattative diplomatiche per riportare i nostri ragazzi a casa, al quale ha ricordato la delicata situazione tra Ucraina e Ue e ha garantito il suo impegno assoluto.
E sembra di vivere una soap opera del Medio Oriente. E invece è tutto vero. E siamo in Europa.
C’era bisogno di riscattare l’onore calcistico nazionale?
C’era bisogno di dimostrare chi è il Paese in Europa che fa rispettare meglio la legge?
C’era bisogno, con tutti i problemi che già abbiamo, anche di questo scontro che di sportivo non ha niente?
Forse chi ha messo in giro la leggenda che il quoziente intellettivo femminile è superiore a quello maschile era una donna sposata a un tifoso o a un primo ministro.

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